In una recente ordinanza la Corte di Cassazione è tornata ad esaminare la questionde della validità/vessatorietà della clausola "claims made" apposta nelle polizze assicurative della responsabilità civile.
In un recente arresto la Corte di Cassazione ha analizzato la questione del rapporto tra ordine di esibizione ex art. 210 del Codice di procedura civile ed il diritto di accesso di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003 (Codice privacy).
Con la decisione del 10 marzo 2021 la Commissione europea ha dato il via libera al piano italiano di sostegno da 511 milioni di euro che servirà per indennizzare i fornitori di servizi commerciali di trasporto ferroviario di passeggeri a lunga percorrenza per i danni subiti tra l'8 marzo e il 30 giugno 2020 a causa della pandemia di coronavirus e delle misure restrittive che l'Italia ha dovuto attuare per limitare la diffusione del virus.
Il 25 febbraio 2021 il Garante per la protezione dei dati personali ha autorizzato il Ministero della salute ad effettuare il trattamento relativo al Sistema di allerta Covid-19 (app “Immuni”), così come rappresentato nella nuova valutazione d’impatto sulla protezione dei dati trasmessa dal Ministero.
Con 2 provvedimenti, rispettivamente, del 14 gennaio e dell'11 febbraio 2021, il Garante per la protezione dei dati personali ha multato la Regione Lazio ed il Ministero dello sviluppo economico per l'illecito trattamento dei dati, condannandoli entrambi al pagamento della somma di 75.000 euro.
L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che gli impegni presentati dalla società Blue Panorama S.p.A., siano idonei a sanare i possibili profili di illegittimità della pratica commerciale contestati nella comunicazione di avvio del 24 settembre 2020.
Mancata definizione dei criteri per trattare i dati di determinate categorie di richiedenti il bonus Covid, uso di informazioni non necessarie rispetto alle finalità di controllo, ricorso a dati non corretti o incompleti, inadeguata valutazione dei rischi per la privacy. Sono queste le molteplici violazioni emerse a seguito degli accertamenti antifrode effettuati dall’Istituto nell’ambito del bonus Covid per le partite iva e per le quali l’INPS dovrà pagare una sanzione di 300 mila euro.
Per combattere il sempre più preoccupante fenomeno del revenge porn o vendetta pornografica, il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di mettere a disposizione sul proprio sito un canale di emergenza per le segnalazioni, attivato in via sperimentale da Facebook.